Archivio | gennaio, 2010

Di nuovo, considerate di nuovo

12 Gen

L’Italia è uno strano paese, addormentato, assopito, rimbambito, si risveglia bruscamente, davanti a fatti come quelli di Rosarno, come chi riceve una manganellata alle spalle !!!
Ringrazio Adriano Sofri per aver dato parola a sentimenti che da anni inquietano il mio spirito!!

Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
Che contende ai topi la sua cena,
Che ha due ciabatte di scorta,
Una domanda d’asilo,
Una laurea in ingegneria, una fotografia,
E le nasconde sotto i cartoni,
E dorme sui cartoni della Rognetta,
Sotto un tetto d’amianto,
O senza tetto,
Fa il fuoco con la monnezza,
Che se ne sta al posto suo,
In nessun posto,
E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato!”,
Certo che ha sbagliato,
L’Uomo Nero
Della miseria nera,
Del lavoro nero, e da Milano,
Per l’elemosina di un’attenuante
Scrivono grande: NEGRO,
Scartato da un caporale,
Sputato da un povero cristo locale,
Picchiato dai suoi padroni,
Braccato dai loro cani,
Che invidia i vostri cani,
Che invidia la galera
(Un buon posto per impiccarsi)
Che piscia coi cani,
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive tra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza,
E quando muore, una colletta
Dei suoi fratelli a un euro all’ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
Alla sua terra –“A quel paese!”
Meditate che questo è stato,
Che questo è ora,
Che Stato è questo,
Rileggete i vostri saggetti sul Problema
Voi che adottate a distanza
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là,
Nè bontà, roba da Caritas, nè
Brutalità, roba da affari interni,
Tiepidi, come una berretta da notte,
E distogliete gli occhi da questa
Che non è una donna
Da questo che non è un uomo
Che non ha una donna
E i figli, se ha figli, sono distanti,
E pregate di nuovo che i vostri nati
Non torcano il viso da voi.

Adriano Sofri

Stato di Diritto?

4 Gen

Viviamo in uno stato di diritto, come dovrebbe insegnare l’educazione civica, il quale ha nella divisione dei poteri uno dei suoi elementi costitutivi. Allo stesso tempo abbiamo un Governo e un parlamento, due degli organi detentori dei suddetti poteri, che insistono nel affermare che la magistratura, l’organo esecutivo del potere giudiziario, quando svolge la sua funzione separatrice, tentando di giudicare attraverso le procedure giudiziarie, persone che svolgono incarichi di primo piano, nell’ambito del potere esecutivo e legislativo, sta attuando contro la divisione stessa dei poteri in quanto è “politicizzata”, condizionata da chi attraverso il parlamento (potere legislativo) cerca di rappresentare la vox populi (Di Pietro). D’altra parte non si può negare che Governo e parlamento oggi in carica, non stiano condizionando con leggi e decreti il potere giudiziario, ad esempio con le norme sul processo breve, tentando di modificare le regole del gioco non a vantaggio dello stato di diritto, previsto dalla nostra costituzione, ma contro di esso in quanto finalizzate ad impedire lo svolgimento di procedimenti giudiziari, che riguardano membri dell’esecutivo, mi domando:
se, alla luce della nostra carta costituzionale, che prevede la separazione dei poteri, queste leggi sono incostituzionali, perché il presidente della repubblica non le rinvia al parlamento come tali?
Inoltre mi chiedo sul piano del diritto costituzionale quali siano i contrappesi, previsti dalla nostra costituzione per controbilanciare i poteri dello stato, in modo particolare tra il potere giudiziario e gli altri? Tecnicamente è possibile promulgare delle leggi in grado sostanzialmente di annullarne la divisione?