Archivio | settembre, 2009

Las ideas de Simón Rodríguez: “Para enseñar a pensar”

28 Set

Hacen pasar el autor para loco. Déjesele trasmitir sus locuras a los padres que están por nacer. Se ha de educar a todo el mundo sin distinción de razas ni colores. No nos alucinemos: sin educación popular, non habrá verdadera sociedad. Instruir no es educar. Enseñen, y tendrán quien sepa; eduque y tendrán quien haga. Mandar recitar de memoria lo que no se entiende, es hacer papagayos. No se mande, en ningún caso, hacer a un niño nada que no tenga su “porque” al pie. Acostumbrado el niño a ver siempre la razón respaldando las órdenes que recibe , la echa de menos cuando no la ve, y pregunta por ella diciendo: “¿Por qué?”. Enseñar a los niños a ser preguntones, para que, pidiendo el porqué de lo que le se manda hacer se acostumbre a obedecer a la razón: no al a autoridad, como los limitados, ni a la costumbre como los estúpidos.
En las escuelas deben estudiar juntos los niños y las niñas. Primero, porqué así desde niños los hombres aprenden arepetar a ls mujeres ; y segundo, porque las mujeres aprenden a no tener miedo a los hombres. Los varones deben aprender los tres oficios principales. albañilería, carpintería y herrería, porqué con tierras, maderas y metales se hacen las cosas más necesarias. Se ha de dar istruccíon y oficio a las mujeres, para que no se prostituyan por necesidad, ni hagan del matrimonio una especulacíon para asegurar su subsistencia. Al que no sabe, cualquiera lo engaña. Al que no tiene, cualquiera lo compra. (1826)

Este hombre hace casi dos siglo habla de educacíon mejor que muchos programa escolar del siglo XXI

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PERCHÉ ZAREMA NON SIA UCCISA UNA SECONDA VOLTA

25 Set

Zarema Sadulaeva, presidente dell’associazione “Salviamo la generazione” è stata barbaramente trucidata a Grozny il 11/08/09. Zarema era un’attivista umanitaria e lavorava in partenariato con Mondo in cammino con lo scopo comune di aiutare le fasce più disagiate di bambine/i vittime delle due guerre russo-cecene, non solo per dare loro prospettive per un futuro migliore, ma anche per sottrarli al richiamo di una guerriglia che, insieme alla politica di disinformazione ed a mandanti “istituzionali”, sta facendo sempre più vittime innocenti. In Cecenia non è solo rischioso dire la verità, ma anche il contrapporre la prospettiva di una rinascita civile (il confronto, la speranza, la conoscenza di altri mondi) alla “normalizzazione” governativa. Solo per questo Zarema è stata ammazzata. Con la sua uccisione c’è anche il tentativo di intimorire l’azione di Mondo in cammino, una delle poche associazioni internazionali che lavorano direttamente in Cecenia.

AFFINCHÈ ZAREMA NON SIA UCCISA UNA SECONDA VOLTA DALL’INDIFFERENZA, quella dimostrata da tanti politici che non hanno risposto all’invito di attivarsi a livello europeo per porre fine alla mattanza di giornalisti, attivisti per i diritti umani, operatori umanitari in Cecenia, DAI LA TUA ADESIONE.

APPONI LA TUA ADESIONE ON LINE PER IL SOSTEGNO DEI DIRITTI CIVILI, DELLA PACE E DEI VOLONTARI CHE OPERANO IN CECENIA E NEL CAUCASO DEL NORD.
Ogni adesione verrà trasmessa all’associazione “Salviamo la generazione” di Grozny per confortarli e sostenerli nelle loro attività.
Diffondi il comunicato stampa e l’appello congiunto per il Caucaso di Mondo in Cammino e Comitato per la Pace nel Caucaso, inviato ai parlamentari europei italiani e pubblicato di seguito. Fai testimonianza, diffondi, sensibilizza, fai pressione affinchè il sacrificio di Zarema e delle altre (Anna Politkovskaya, Natalia Estemirova, Anastasia Boburova) non sia vano.

Romance popular de los comuneros

22 Set

Acallen los atambores
y vosotros, sedme atentos,
que éste es el fiel romance
que dicen los comuneros:
Tira la cabra pal monte
y el monte tira pal cielo;
el cielo no sé pa dónde
ni hay quien lo sepa ahora mesmo
El rico le tira al pobre.
Al indio, que vale menos,
ricos y pobres le tiran
a partirlo medio a medio..

(Eduardo Galeano – Memoria del fuego II – La cara y la mascara)

Italia:comunità rom a rischio sgombero forzato

21 Set

Il prefetto di Milano sta preparando lo sgombero forzato di una comunità di circa 200 persone rom che vivono nella zona di Rubattino, un’area a est della città. Secondo le associazioni locali e i media, le autorità hanno annunciato che eseguiranno lo sgombero in prima del 21 settembre. Secondo le informazioni ricevute da Amnesty International, non è chiaro quale sistemazione alternativa sarà offerta alla comunità che vive nella zona di Rubattino. La comunità rom non è stata consultata sullo sgombero in vista e le autorità non hanno fatto alcuno sforzo per identificare insieme agli interessati ogni possibile alternativa allo sgombero. In occasione di precedenti sgomberi di comunità rom, le autorità cittadine hanno offerto alcune forme di riparo nel breve periodo (settimane o pochi mesi), e soltanto alle donne e ai bambini piccoli, nei dormitori per i senzatetto. Senza una sistemazione alternativa, le famiglie si troverebbero a vivere in condizioni difficili in un altro campo improvvisato o potrebbero essere lasciate senza il minimo riparo. Questo implicherebbe dover vivere all’aperto anche in condizioni di tempo avverse.

Della comunità fanno parte una settantina di bambini, 40 dei quali frequentano le scuole della zona. Lo sgombero minaccia di interrompere la loro scolarizzazione e di compromettere seriamente la loro istruzione.
La legge prevede che le autorità informino tramite notifica ogni singola persona, o pubblichino un ordinanza o un avviso. Secondo le notizie pervenute ad Amnesty International, non lo hanno fatto. Poiché l’ordinanza non è stata formalizzata in questo modo, la comunità non potrà impugnarla davanti a un giudice per fermare o posporre lo sgombero.
La maggior parte di coloro che vivono nel campo di Rubattino hanno già subito almeno uno sgombero forzato. Gli sgomberi precedenti hanno comportato la distruzione degli alloggi, dei vestiti, dei materassi, e qualche volta, di medicinali e documenti. Si crede che tutti questi sgomberi siano stati effettuati in assenza delle salvaguardie procedurali richieste dagli standard internazionali ed europei sui diritti umani.
Informazioni aggiuntive

Negli ultimi 10 anni in Italia sono stati eseguiti numerosi sgomberi forzati di comunità rom. Gli sgomberi forzati sono diventati più frequenti dopo la firma, il 18 maggio 2007, degli accordi chiamati “Patti per la sicurezza” tra governo nazionale e autorità locali, incluse quelle di Milano. Come risultato di questi accordi speciali, alcuni poteri sono stati trasferiti dal ministro dell’Interno alle autorità locali, con l’obiettivo di fronteggiare quelle che venivano percepite come minacce alla sicurezza, tra cui quelle presuntamente poste dalla presenza delle comunità rom in queste città.

Secondo il diritto internazionale gli sgomberi forzati (sgomberi messi in atto senza le garanzie procedurali appropriate, inclusa la possibilità di chiedere un risarcimento attraverso un tribunale e senza le assicurazioni di un alloggio alternativo adeguato) costituiscono una grave violazione di una serie di diritti umani incluso il diritto a un alloggio adeguato. Gli sgomberi devono essere effettuati solo come ultima soluzione e quando tutte le alternative possibili sono state esplorate e tutte le garanzie procedurali appropriate, in linea con gli standard europei e internazionali sui diritti umani, siano state messe in atto. L’Italia è stata fortemente criticata da parte di organismi europei ed internazionali che si occupano di diritti umani, tra cui la Commissione europea su diritti sociali, secondo la quale l’Italia ha agito in violazione della Carta sociale europea. L’Italia non ha attuato le raccomandazioni ricevute e ha proseguito, in alcuni casi esacerbando la situazione, a sgomberare comunità rom.
Firma l’appello http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2559

Las personas que pasan hambre en el mundo superan por primera vez los 1.000 millones

16 Set

el roto

el roto

La crisis financiera internacional y el encarecimiento de los alimentos han agravado la situación.- La ayuda humanitaria está en “mínimos históricos”

EFE – Londres – 16/09/2009 El Programa Mundial de Alimentos (PMA), agencia especializada de la ONU, ha advertido este miércoles de que el número de personas que pasan hambre en el mundo ha superado este año, por primera vez en la historia, los 1.000 millones. En una rueda de prensa celebrada en Londres, la directora del PMA, Josette Sheeran, ha cifrado la cantidad de hambrientos en 1.020 millones, y ha alertado de que el flujo de ayuda humanitaria se sitúa actualmente en “un mínimo histórico”. A juicio de la responsable del organismo humanitario de la ONU, esta situación constituye una “receta para el desastre” y resulta “crítica para la paz, seguridad y estabilidad en muchos lugares del mundo”. “Este año tenemos más personas hambrientas que nunca”, ha señalado Sheeran, quien ha hecho hincapié en que “muchos seres humanos se despiertan y no cuentan ni con una taza de comida”. Su vulnerabilidad, ha explicado Sheeran, se ha agravado por “dos tormentas que han coincidido y están golpeando”: la crisis financiera internacional y el encarecimiento de los alimentos. La directora del PMA ha hecho un “llamamiento urgente” al G-8 -los siete países más industrializados y Rusia- y al G-20 -los países más ricos y emergentes- para que atajen un problema que requiere algo más que “soluciones a largo plazo”. “Con la Asamblea General de Naciones Unidas y la cumbre del G-20 en Pittsburgh (Pensilvania, EE UU) en el horizonte, los líderes mundiales tienen una oportunidad ideal para poner el hambre en el mapa”, remarca el PMA en un comunicado. Asimismo, Sheeran ha avisado de que el Programa Mundial de Alimentos afronta “un grave déficit presupuestario”, pues este año sólo ha recibido 2.600 millones de dólares (1.779 millones de euros) de un total de 6.700 millones de dólares (4.585 millones de euros) necesarios para dar de comer a 108 millones de personas en 74 países. Sobre el terreno, esa falta de fondos se traduce en el recorte de programas que se están desarrollando en países como Guatemala, Kenia y Bangladesh. La directora del PMA ha remarcado que, con “menos del uno por ciento” de las inyecciones económicas de los gobiernos para salvar al sistema financiero global se podría resolver la calamidad de millones de personas que son víctimas de la hambruna. Pese a las adversidades, Josette Sheeran considera que “se puede derrotar al hambre”, aunque esta victoria sólo se alcanzará “cuando el mundo se tome en serio esta tragedia”.

Sugo melanzane

15 Set
1 melanzana
½ cipolla grande
2 o 3 pomodori
½ pepino
jenjibre
Pepe e sale
Pimiento piccante
½ cucchianino di zucchero
Salsa di soya

Soffriggere la cipolla con il pepino
tagliato fino, poni sale e pepe e fai rosalare un altro poco, quindi
aggiungi la melanzana tagliata fina, aggiungi un poco d’acqua e tappa
la pentola. Dopo cinque minuti i pomodori sminuzzati e tappa il tutto,
lascia cucinare finch’e non è blando e alla fine cottura aggiungi un
poco di jenjibre grattato con un filo di salsa di soja e spolvera con
gomasio.

La ONU condena “los crímenes de guerra” perpetrados en Ga

15 Set

La investigación acusa a Israel de imponer un castigo colectivo contra los palestinos. -El informe también responsabiliza a Hamás por lanzar cohetes contra la población civil

REUTERS – Ginebra – 15/09/2009

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La investigación de Naciones Unidas hecha pública hoy concluye que Israel y Hamás cometieron crímenes de guerra durante la ofensiva que Tel Avivi lanzó sobre la franja de Gaza el pasado invierno. “La misión ha llegado a la conclusión de que las acciones que se llevaron a cabo constituyen crímenes de guerra, y posiblemente en algunos aspectos crímenes contra la humanidad, fueron cometidos por el Ejército de Israel”, ha asegurado en la presentación del informe el jefe de la investigación designado por el Comité de Derechos Humanos, el jurista surafricano Richard Goldstone.

* Israel mató a civiles con bandera blanca, según Human Rights Watch
* Matanza israelí en Gaza

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Según el resumen de su informe de 574 páginas sobre las conclusiones de la misión, los lanzamientos de cohetes contra el territorio de Israel por parte de los milicianos palestinos cuando no es contra objetivos militares podrían constituir también crímenes de guerra, y posiblemente crímenes contra la humanidad.

Israel reaccionó de inmediato mediante un comunicado de su misión diplomática en Ginebra por el que rechazó el contenido de la investigación, a la que calificó de “tendenciosa”. “Es claramente parcial e ignora los miles de ataques de misiles de Hamas a los civiles en el sur de Israel, que motivaron la operación de Gaza”. Israel no cooperó con la investigación del Comité de Derechos Humanos, un órgano cuyas acciones considera que están orientadas en su contra.

Por su parte, Hamás también ha emitido un comunicado en el que rechaza las conclusiones de la investigación “porque equipara a víctimas y verdugos”.

Goldstone ha respondido a las críticas de Tel Aviv que los cuatro juristas que han conducido la investigación han desempeñado su labor de manera independiente, en una entrevista a la cadena de televisión estadounidense CNN. “Lo que la ONU u otra organización decida hacer a partir del contenido del informe no entra dentro de mis competencias”. Goldstone ha recomendado al Consejo de Seguridad de las Naciones Unidas que pida a Israel abrir una investigación en el plazo de seis meses sobre posibles crímenes cometidos por sus fuerzas armadas que sea “independiente y conforme a los estándares internacionales” y establezca un comité de expertos de derechos humanos para supervisar los procedimientos.

Castigo colectivo

El informe acusa a Israel de imponer “un bloqueo que significó un castigo colectivo” para los residentes de Gaza. Concluye que “la operación militar israelí se dirigió contra la población de Gaza al completo, en fomento de una política continua y general de castigo colectivo, así como del uso desproporcionado de la fuerza contra la población civil”, según un comunicado publicado por las Naciones Unidas.

El informe completo -que se basa en 188 entrevistas, más de 10.000 páginas de documentación y 1.200 fotografías- será presentado al Consejo de Derechos Humanos de la ONU a finales de este mes.